Ciclovia dei Parchi di Calabria: 600 km, 10.000 metri di dislivello e zero sconti

Con l’arrivo a Spadafora si è chiuso il cerchio della nostra avventura lungo la Ciclovia dei Parchi di Calabria. Nove giorni in sella, poco più di 600 chilometri e circa 10.000 metri di dislivello positivo, tra boschi selvaggi, salite infinite, discese sderenate e incontri indimenticabili. Non una passeggiata, anzi: qui la natura non regala nulla, ogni metro va sudato. Però, a mente fredda (e gambe stanche), posso dire che ne è valsa davvero la pena.
Una ciclovia che non è per tutti
La domanda che più mi hanno fatto è: “La consigli?”
La mia risposta è: “Dipende.”
Dipende, perché questa non è una ciclovia per tutti. Io lo sapevo già prima di partire: sarebbe stata dura. Nessuna illusione, solo la consapevolezza che mi sarei trovato davanti a salite infinite, discese tecniche e strade che definire “malconce” è quasi un complimento. Ma certe sfide vanno affrontate così, sapendo che sarà tosta e buttandosi lo stesso, perché altrimenti che gusto c’è?
I quattro giganti calabresi
Il percorso attraversa i quattro grandi parchi calabresi:
- il Pollino, selvaggio e maestoso;
- la Sila, inflazionata ma sempre affascinante;
- le Serre, una sorpresa vera e propria;
- l’Aspromonte, che con la sua pace ti fa venire voglia di non uscirne più.
Ovviamente non tutti i 600 km sono “da wow”: ci sono tratti di pura transizione dove si pedala e basta, in modalità “testa bassa e via”. Ma quando sei immerso in questi parchi, ogni curva è una cartolina, ogni salita un colpo di scena, ogni discesa un terno al lotto.
Animali, cani e compagni di viaggio
La Calabria non è solo salita e asfalto: è un continuo incontro con la natura. Vegetazione che invade la strada, mucche che ti attraversano come se nulla fosse, cavalli liberi, capre e persino qualche serpente.
E poi i cani: tantissimi. I randagi in genere non ti degnano di uno sguardo, quelli da pastore invece sì. Lì conviene salutare il pastore (quello vero), abbassare il ritmo e sperare che i giovani cani smettano di fare i bulletti.
I veri compagni, però, sono stati Michele e Cristiano. Due veneti che sapevo bravi in bici, ma non pensavo così bravi… in pazienza! Hanno avuto la forza di aspettarmi, la simpatia di sdrammatizzare nei momenti peggiori e la costanza di rendere leggero anche quello che leggero non era. In tre abbiamo trovato un ritmo nostro, fatto di fatica, battute e incoraggiamenti. Un piccolo miracolo su due ruote, fatto dalle loro tante attese e dalla mia continua domanda di quanto dislivello ci fosse ancora da pedalare.
La generosità della gente
Quello che ti resta addosso, però, non sono solo salite e panorami. Sono i volti.
Come quella signora a cui chiesi un po’ d’acqua e che tornò con acqua fresca, frutta, un caffè e persino una sedia per farmi riposare. Un gesto semplice, ma che vale più di mille parole.

E poi l’Aspromonte, dove in un punto in cui non c’era un bar, un negozio, un ristorante né niente che assomigliasse a un punto ristoro, ci siamo imbattuti in un gruppo di amici che facevano un picnic. Non hanno avuto la minima remora a invitarci a mangiare con loro. Ed è lì che capisci che la vera “ristorazione locale” non sono i menù turistici, ma la generosità della gente che divide pane, salame e risate come se fossi parte della compagnia da sempre.
E poi le tante persone incontrate lungo la strada: curiose, accoglienti, sempre pronte a lanciarti un sorriso o una frase di incoraggiamento. Quelle “forza che ce la fai” arrivate nel momento giusto hanno contato quasi quanto un piatto di pasta.
Le note dolenti
Non tutto è stato idilliaco. La sporcizia resta una ferita aperta: bottiglie e discariche improvvisate che aumentano man mano che ci si avvicina ai centri abitati. Inaccettabile in una terra così bella.
Poi c’è la mancanza di strutture e ristori: qui non trovi un bar ogni dieci chilometri, anzi, a volte neanche ogni cinquanta. Bisogna organizzarsi bene e non improvvisare. L’unica certezza? L’acqua: le fontane abbondano, e su questo non abbiamo mai avuto problemi.
Bilancio finale
La Ciclovia dei Parchi è un diamante grezzo: spettacolare, dura, a volte ingrata. Non è per tutti, ma se la affronti nel modo giusto ti regala un’esperienza che non si dimentica.
I numeri dicono oltre 600 km e con più di 10.000 metri di dislivello positivo, ma a me restano impressi i dettagli: il gesto di una signora che ti offre una sedia, i boschi che ti avvolgono, i cani che ti accompagnano per un tratto, le risate con gli amici e quelle frasi di incoraggiamento che valgono oro.
Un ringraziamento speciale va ad Angela, mia moglie. Perché dietro le grandi cose c’è sempre una grande donna, e questa avventura non fa eccezione. Anche da lontano, con discrezione, è stata presente in ogni momento: con un messaggio, con una parola di supporto, con quella forza silenziosa che sa dare solo chi conosce bene le tue passioni e le tue follie. Non ha pedalato con noi, ma era come se fosse sempre lì, pronta a sostenerci e a ricordarmi che certi sogni si realizzano solo se qualcuno a casa ti copre le spalle.
E un grazie sincero a Michele e Cristiano, per la pazienza infinita. Abbiamo pedalato tanto insieme, ma sono certo che ci sarà ancora modo di farlo, perché certe strade non finiscono mai: cambiano solo le salite.
Ciao Calabria, sei dura, complicata, contraddittoria. Ma sei speciale.
Abbi cura di te, ché prima o poi torneremo.
E ricordiamoci: W la vita, W la bici i!













